Non so se da bambini vi capitava ma quando qualcuno ci faceva un complimento del tipo “che bbell cetele…” “Ti si fatt’ grosse” “Ddì la ‘bbendeiche gna sta bbell’…” etc etc… io pensavo ” devo andare a nonna a farmi fare il malocchio”.
Ed era tutto un rituale. Come arrivavo dicevo:
«Nonna mi fai il malocchio per piacere?»
«Nonna sè… ti dole la cocce? Aspi’…».
E prendeva un piattino, lo riempiva di acqua, poi prendeva dell’olio e ne faceva sgocciolare un po’ nell’acqua, non ricordo se tre o quattro gocce… Se la goccia cadendo si espandeva rapidamente allora:
«Jè lu ‘mmalucchje! E forte pìure… te l’ha fatte na fàmmene!»
Se invece si espandeva lentamente era sempre opera di una donna ma era in fase di incubazione 🙂
Se dalla goccia ne nascevano altre allora era opera di un uomo.
Se le gocce non cambiavano allora il malocchio non c’era.
Poi si bagnava le dita in quest’acqua e recitava qualcosa a fil di labbra che NON HO MAI CAPITO neanche drizzando le orecchie!!
Picchiettava i polpastrelli sulla fronte mentre recitava prima al centro della fronte, poi a destra a poi a sinistra. Ogni “preghiera” terminava con un segno di croce fatto con il pollice. Il tutto si concludeva con una tirata di ciocca al centro, a destra e a sinistra.
Adesso ogni tanto glielo richiedo ma non perchè ne ho bisogno ma perchè mi piace rivivere quei tratti d’infanzia.
