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Le Terme Romane

Mosaico del Nettuno delle terme romane di HistoniumI primi resti di quelle che si scoprirono essere le Terme Romane di Histonium, vennero alla luce nel 1973-74, durante i lavori di demolizione degli edifici danneggiati dalla grande frana del 1956, che interessò la parte nordorientale di Vasto, vicino la chiesa di S. Antonio.

Gli interessantissimi scavi, stranamente interrotti, ripresero ben vent’anni dopo, nel giugno ’94, per portare alla luce nel 1997 il bellissimo mosaico del Nettuno, che si aggiunge all’altro mosaico con scene marine gia’ sottoposto a restauro e riposizionato in loco, entrambi databili al II sec. d.C.
Il mosaico e la zona delle terme in generale è ancora parzialmente coperta dalla chiesa di S. Antonio e dall’edificio che sorge al suo fianco che ne ospita la sagrestia.

Un mosaico (rinvenuto nel ’74 e restaurato nel ’96), è caratterizzato da scene marine originalmente disposte raffiguranti una tigre marina, cavalli marini e vari tipi di pesci. Un altro, di dimensioni eccezionali (m.13,5×12,6), mostra al centro la figura del Nettuno ed intorno ad esso una serie di Nereidi e Tritoni a cavallo di vari animali marini. Il tipo di lavorazione, per la particolarità del bicromatismo utilizzato è quasi sconosciuto in Italia, mentre risulta abbastanza diffuso in numerose pavimentazioni africane. Ciò lascia pensare ad una probabile realizzazione ad opera di maestranze africane giunte in Italia per volere di una ricca e potente committenza, forse quella della famiglia degli Hosidii Gaetae la stessa a cui si deve probabilmente la realizzazione dell’anfiteatro.

A tal riguardo merita di essere citato un articolo apparso all’epoca (18 novembre 1973) sul Tempo d’Abruzzo, sempre a firma Giuseppe Catania, che racconta il ritrovamento di importanti tracce di edilizia romana e sollecita le necessarie attenzioni da parte delle autorità competenti:

da Il Tempo d’Abruzzo del 18/11/1973 – di G. Catania

[…] Alcuni giorni addietro una pala meccanica nell’effettuare gli scavi nell’area dell’ex Istituto Tecnico Palizzi, destinata a verde attrezzato, metteva in luce i resti di un muro a reticolato con visibili le tracce di un proseguimento relativo a d un edificio ben delimitato. Indubbiamente la scoperta ha suscitato notevole interesse, anche perchè alcuni cittadini si sono resi diligenti nel richiamare l’attenzione delle autorità locali per un recupero dei reperti archeologici, non solo, ma per la loro eventuale conservazione, giacchè la presenza di tali vestigia concorre notevolmente ad accrescere l’interesse degli studiosi verso la località, non solo sotto il profilo paesaggistico, ma anche storico e documentaristico sulle civiltà che un tempo hanno costituito nuclei umani di indiscusso valore.
Purtroppo per quanto riguarda il settore, dobbiamo rilevare il completo disinteresse non solo delle autorità locali, ma anche di quelle specifiche di tutela, come abbiamo avuto occasione di porre in risalto spesso, in occasione di periodici ritrovamenti e di scoperte di materiale archeologico nella zona del vastese.
Quello ultimo del “Muro delle Lame” di Vasto costituisce, però, un eccezionale esempio di scoperta archeologica, che non può essere tralasciato o sottovalutato. L’interesse, anche se si è propensi a sottovalutarne la consistenza materiale, lo è dal punto di vista del riferimento storico, per conclamare quanto è stato tramandato dagli studiosi e cioè che nella zona orientale (quella del muro delle lame, ndr) sorgevano gli edifici di cui abiamo dato un fugace elenco (i templi dedicati a divinità: Cerere, Minerva e Venere, ndr).
Gli organi della soprintendenza dovrebbero, dunque, intervenire con decisione ed urgenza, affinchè i resti di tanta civiltà storica non vadano perduti con il perdurare delle opere di scavo in atto. Si concorrebbe in tal modo a sottrarre alla moderna civiltà esempi di architettura e di arte quale inestimabile materia di studio e di conservazione per la posterità.