Nella 72º edizione dei premi Oscar, l’Accademia premia come miglior documentario ‘An Inconvenient Truth’ (Una verità scomoda) del politico statunitense Al Gore. È l’apice del movimento ecologista. Finalmente, il problema del riscaldamento globale ha un riconoscimento ufficiale e pubblico e si assume come fatto certo. Temperature che salgono, uragani, piogge, tornado, siccità, inondazioni, nuovi insetti, gli squali nel mediterraneo, inverni caldi e estati fredde, i ghiacci che si sciolgono…ed è tutta colpa nostro, delle nostre industrie e delle nostre auto. O no?
Il Global Warming, il riscaldamento globale, è la preoccupazione di scienziati, politici, intellettuali e gente comune. Da anni gli ecologisti ci avvisano dei pericoli dell’innalzamento della temperatura e delle sue conseguenze. Chiuso il buco dell’ozono, l’attenzione si è spostata sui gas che producono il cosiddetto ‘effetto serra’ e non permetto ai raggi infrarossi di disperdersi nell’atmosfera.
Senza effetto serra la vita sulla terra sarebbe impossibile ma l’uomo, secondo la teoria più diffusa, ha aumentato artificialmente la quantità presente nell’atmosfera di questi gas e ha provocato l’innalzamento delle temperature che sta cambiando, di fatto, il clima della terra.
Non si parla d’altro sui giornali e sembra che questa teoria ci trovi tutti d’accordo. Sembra. Alcuni dissentono e portano prove che dimostrerebbero l’assoluta innocenza dell’uomo: non siamo noi la causa del riscaldamento della terra. Secondo alcuni scienziati, cosiddetti ‘scettici’, il riscaldamento della terra non è causato dall’uomo, ma è un fenomeno naturale e ciclico del nostro ecosistema. ‘The Great Global Warming Swindle’ (La grande truffa del riscaldamento globale) è la risposta cinematografica alla teoria del riscaldamento globale, o meglio, a coloro che pensano che l’uomo sia la causa di questo fenomeno. Nel documentario, si presenta la posizione di coloro che non credono che la temperatura del nostro pianeta sia salendo per colpa nostra. Sono esperti di vari campi: clima, biologia marina, giornalismo, politici, etc…Alcuni nomi: Frederick Singer, direttore del servizio meteorologico degli Stati Uniti; Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace; Philip Scott, professore nel dipartimento di biogeografia dell’Università di Londra; Carl Wush, professore di Oceanografia nel Massachusetts Institute of Technology; e molto altri che, a parer loro, non hanno la visibilità mediatica di chi invece appoggia la teoria più diffusa sul Golabl Warming.
Alcuni di loro sono stati membri dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Comitato Intergovernativo Sul Cambio Climatico, IPCC), un collegio di esperti (più di 2,500) creato dall’ONU per analizzare e spiegare l’inusuale innalzamento delle temperature. I più importanti documenti sul cambio climatico sono stati elaborati dall’IPCC e molti governi si rifanno ai suoi dati per cercare di fermare il riscaldamento globale. Orbene, alcuni ex membri del IPCC denunciano che il comitato non è indipendente né libero, ma si trova nella necessità di appoggiare la teoria che individua nel biossido di carbonio (CO2) la causa del surriscaldamento del pianeta. Per questioni politiche, per continuare ad esistere e per ricevere ingenti fondi, l’IPCC dovrebbe pubblicare studi che dimostrano che le emissioni di CO2 stanno provocando importanti cambiamenti nel clima della terra. Per raggiungere il suo scopo, il comitato dell’ONU avrebbe falsificato dati e studi e censurato o manipolato le ricerche degli scienziati e degli investigatori.
La teoria
Analizzando il ghiaccio dei poli si è scoperto che negli ultimi 800 mila anni c’è stata una relazione diretta tra il biossido di carbonio e i periodi di riscaldamento della terra. La teoria generalmente accettata usa questa relazione per spiegare le nostre responsabilità: nella storia della terra, i periodi più caldi coincidono con l’aumentato di CO2 e oggi, grazie al progresso industriale, il biossido di carbonio è arrivato ai dei livelli mai raggiunti prima, quindi anche i termometri segneranno temperature più alte che mai.
Gli scettici, invece, spigano che la relazione è si di causa-effetto, ma al contrario: tra l’innalzamento della temperatura e l’innalzamento del CO2 ci sarebbe un ritardo di 800-1.000 anni. Quindi, non è il biossido di carbonio che causa periodi di eccezionale calore ma, al contrario, sono le temperature più alte che provocano un incremento della presenza di CO2 nell’atmosfera.
Un esempio più vicino è quanto accaduto nell’ultimo secolo. I dati mostrerebbero che la temperatura è iniziata a scendere negli anni del Secondo Dopoguerra e ha continuato a farlo fino al 1975. Questo periodo di raffreddamento coincide con la ricostruzione bellica e con gli anni dello sviluppo industriale di molte nazioni: mentre le emissioni di CO2 crescevano, la temperatura si abbassava.
Un altro tema per la discussione è chi produce il biossido di carbonio.
Gli scettici avrebbero dimostrato che gli esseri umani producono solo una piccolissima parte del CO2 che c’è nell’atmosfera: la terra produce più di 115.000 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, le emissioni dovute alle attività umane sarebbero 7.200 milioni di tonnellate annuali. La respirazione degli animali e delle piante, la decomposizione delle foglie, i gas intestinali degli esseri viventi, i vulcani, gli oceani….la terra produce CO2 autonomamente. “Poche cose mi danno fastidio più che sentir parlare la gente del CO2 come un gas contaminate: tu sei fatto di CO2, io sono fatto di CO2”, spiega Nigel Calder caporedattore del ‘New Scientist’. E se anche fosse il biossido di carbonio la causa del riscaldamento della terra, non sarebbe colpa (solo) degli uomini.
Un’altra delle presunte menzogne della tesi uffciciale sarebbe il pericolo di diffusione delle malattie tropicali. Se la temperatura media della terra aumenta, si dice, gli insetti trveranno un habitat favorevole anche in zone in cui fino ad oggi non hanno potuto sopravvivere a causa del freddo. Si predice, per esempio, il diffondersi della malaria. Secondo Paul Reiter, dell’istituto Pasteur di Paris e membro dell’Organizzazione Mondiale della Salute, uno dei massimi esperti al mondo delle malattie dovute agli insetti, questo non è affato vero. “La peggior epidemia di malaria che si conosca ci fu nell’Unione Sovietica negli anni 20, quando morirono 600.000 mila persone e ci furono quasi 13 milioni di malati all’anno. L’epidemia arrivó arrivando fino al circolo polare artico: la malaria non è una malattia tropicale”, spiega.
Gli scettici non si fermano alla critica ma propongono altre spiegazioni possibili. La colpa, per esempio, potrebbe essere del sole. Da anni, si sa che c’è una relazione causa-effetto tra l’attività elettromagnetica del sole e la temperatura della terra e si sono avuti riscontri storici per il passato. Se così fosse, cioè se il riscaldamento globale è dovuto all’astro, ovviamente, l’uomo non ne è responsabile e non può fermarlo.
Una spiegazione che non convince tutti: il sole ha cicli di attività di 11 anni, quindi la sua influenza sul nostro clima non potrebbe durare più di un ciclo. Gli scienziati che non credono alla colpevolezza dell’uomo, ovviamente, non negano i pericoli di un elevato riscaldamento della terra, però avvertono che una diagnosi sbagliata porta ad una cura che non risolve il problema.
Un complotto ad hoc
Un dato storico sulla teoria che ci vede responsabili del surriscaldamento del nostro pianeta rivelerebbe le vere intenzioni di coloro che appoggio questa “cospirazione ecologica”. Fino a una trentina di anni fa, l’allarme che lanciavo gli scienziati era esattamente opposto all’attuale: la terra andava incontro ad un periodo glaciale e sarebbe arrivati anni duri per noi. Il ghiaccio e le basse temperature non avrebbero permesso una vita normale.
Nel 1973 la BBC manda in onda un documentario che rassicura il mondo: le temperature stanno salendo e il pericolo di un’era glaciale non c’è più. Sono gli anni della crisi petrolifera, della guerra del Kippur e degli scioperi nelle miniere inglesi. Sono gli anni di Margaret Thatcher, gli anni in cui inizia il dibattito sull’energia nucleare.
Secondo molti scettici è questo il momento in cui nasce il mito che ci vede colpevoli del surriscaldamento della terra. La Thatcher aveva bisogno di una scusa per mettere fuori gioco il Sindacato dei Minatori, controllare il neo-nato movimento ecologista, limitare l’opposizione al suo governo e, ovviamente, garantire al Regno l’energia. L’esempio della ‘donna di ferro’ non solo fu seguito da altri governi, ma si amplificò con un effetto valanga grazie al riscontro sociale che incontrava e incontra la lotta per la salvezza del pianeta e le nuove necessità energetiche e geopolitiche. Fino alla creazione, nel 1988, dell’IPCC.
Oggi, il controllo delle emissioni di CO2 sarebbe l’argomento ad hoc per risolvere il problema energetico e allo stesso tempo riequilibrare il bilanciamento delle forze internazionali, restituendo il controllo dell’ordine mondiale al cosiddetto Occidente (basicamente, Unione Europea e Stati Uniti d’America); controllare l’opposizione sociale e in particolare movimento No Global; e, soprattutto, mantenere i Paesi in via di sviluppo nella loro situazione pre-industriale.
Si tratterrebbe di un complotto perfetto e perpetuato con l’appoggio, più o meno consapevole, degli Stati più importanti, dell’ONU, delle associazioni ecologiste e della società. Perfetto perché tutti ne hanno da guadagnare.
L’Europa e gli Stati Uniti si libereranno della dipendenza dal petrolio e dai combustibili fossili; l’ONU sta ricevendo finanziamenti per portare avanti gli studi sul riscaldamento globale e vincerà una battagli importante come organismo internazionale; le associazioni ecologiste, che già godono di alcuni importanti finanziamenti, vedranno lievitare il loro prestigio e potranno portare avanti altre battaglie, senza contare l’importanza che gli da il pericolo del surriscaldamento della terra; altri movimenti hanno ritrovato al forza persa dopo il 1989 e la fine della guerra fredda; infine, la società avrà il merito di aver salvato il mondo, seppur con qualche sacrificio, e fino a quel giorno, forse, non si occuperà di altre pesanti questioni o accetterà discutibili mosse dei governi in nome di un fine più alto.
La critica che più facilmente si muove agli scettici è che sono pagati dalle industrie a più impatto ambientale, prime tra tutte chi si occupa dell’estrazione e della commercializzazione del petrolio, e dai governi che vogliono limitare la forza del movimento ecologista. La loro risposta a questa critica è abbastanza semplice: non è vero. Un esempio dell’amplio appoggio che ha l’altra teoria sono, dal loro punto di vista, i finanziamenti che il governo statunitense sta dando alla ricerca sul riscaldamento del pianeta. Il governo di Gorge W. Bush, considerato vicino al mondo del petrolio, ha innalzato i finanziamenti da 170 a 2,000 milioni di dollari all’anno, senza che questo abbia significato un cambio nei risultati delle ricerche: se non sei d’accordo con la colpevolezza dell’uomo, non ti danno soldi.
Il panorama che si descrive non certo dei più tranquillizzanti, soprattutto perché il riscaldamento del nostro pianeta, se non dipende da noi, non può essere fermato. Bisogna sottolineare che gli scettici non teorizzano certo l’uso discriminato delle risorse del pianeta, ne danno all’uomo il diritto di inquinare senza ritegno. Il rispetto per l’ambiente, il saggio uso di ciò che la natura ci dona dovrebbe, nell’ottica di questi esperti, essere la base del nostro agire quotidiano anche senza lo spauracchio del riscaldamento del pianeta.
