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Briganti: eroi o delinquenti?

Non sono uno storico e non ho letto tutti i milioni di testi riguardanti il brigantaggio.
Premesso ciò, vorrei comunque esprimere la mia opinione sull’argomento ed invitare chiunque ad una discussione per meglio capire le fondamenta della piaga sociale che per anni caretterizzò l’Italia meridionale.
Il recente revisionismo storico tende a riabilitare la figura del brigante. Il brigante non è più un delinquente ma un patriota, su alcuni siti internet si parla addirittura di “partigiano” del Regno delle Due Sicilie, un ribelle che combatte, come può, contro l’invasore piemontese.
Quale la verità???
Il brigante è quel cafone,ignorante fotografato sul mio vecchio libro di storia o un eroe?
Io non ho una risposta, ma uno dei pochi punti su cui c’è consenso unanime è che con l’unità d’Italia, il Regno delle Due Sicilie diventò povero, anzi poverissimo. Il servizio militare obbligatorio tolse forza lavoro alle campagne del Sud e Napoli da ricca capitale si trasformò improvvisamente in capoluogo di una provincia ridotta alla miseria.
MISERIA è questa la parola chiave del brigantaggio postunitario, è quasta la parola che si può ritrovare scritta su alcune rocce della Majella (Tavola dei briganti), è della miseria che Sipari (fondatore del primo parco nazionale italiano) parla. E’ proprio a lui che voglio lasciar spazio, ecco la lettera inviata da Sipari ai censurari del Tavoliere (Foggia 1863):

“[…] Chi sono i Briganti? Lo dirò io, nato e cresciuto tra essi. Il contadino non ha casa, non ha campo, non ha vigna, non ha prato, non ha bosco, non ha armento; non possiede che un metro di terra in comune al camposanto. Non ha letto, non ha vesti, non ha cibo d’uomo, non ha farmachi. Tutto gli è stato rapito dal prete al giaciglio di morte o dal ladroneccio feudale o dall’usura del proprietario o dall’imposta del comune e dello stato. Il contadino non conosce pan di grano, nè vivanda di carne, ma divora una poltiglia innominata di spelta (farro), segale omelgone, quando non si accomuni con le bestie a pascere le radici che gli dà la terra matrigna a chi l’ama. Il contadino robusto e aitante, se non è accasciato dalle febbri dell’aria, con sedici ore di fatica, riarso dal sollione, eivolta a punta di vanga due are di terra alla profondità di quaranta centimetri e guadagna ottantacinque centesimi, beninteso nelle sole giornate di lavoro, e quando non piobe, e non nevica e non annebbia. Con questi ottanticinque centesimi vegeta esso, il vecchio padre, spesso invalido dalla fatica già passata, e senza ospizio, la madre, un paio di sorelle, la moglie e una nidiata di figli. Se gli mancano per più giorni gli ottantacinque centesimi, il contadino, non possedendo nulla, nemmeno il credito, non avendo da portare nulla all’usuraio o al monte dei pegni, allora (oh, io mentisco!) vende la merce umana.; esausto l’infame mercato, pigli il fucile e strugge, rapina, incendia, scanna, stupra, e mangia. Dirò cosa strana: mi perdonino. Il proletario vuol migliorare le sue condizioni nè più nè meno che noi. Questo ha atteso invano dalla stupida pretesa rivoluzione; questo attende la monarchia. In fondo nella sua idea bruta, il brigantaggio non è che il progresso, o, temperando la crudezza della parola, il desiderio del meglio. Certo, la vita è scellerata, il modo è iniquo e infame…Ma il brigantaggio non è che miseria, è miseria estrema, disperata: le avversioni del clero, e dei caldeggiatori il caduto dominio, e tutto il numeroso elenco delle volute cause originarie di questa piaga sociale sono scuse secondarie e occasionali, che ne abusano e la fanno perdurare. Si facciano i contadini proprietari. Non è cosa così difficile, ruinosa, anarchica e socialista come ne ha la parvenza. Una buona legge sul censimento, a piccoli lotti dei beni della Cassa ecclesiastica e demanio pubblico ad esclusivo vantaggio dei contadini nullatenenti, e il fucile scappa di mano al brigante… Date una moggiata al contadino e si farà scannare per voi, e difenderà la sua terra contro tutte le orde straniere e barbariche dell’Austro-Francia” (Da B.Croce, Storia del Regno di Napoli).