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Frizzi & Sollazzi: Facce

Frizzi & Sollazzi: Camera di e-Spansione è una rubrica PSEUDO-culturale nella quale si pubblicheranno i contributi dei lettori che vorranno partecipare.

Free.zee E Solla.zee indicheranno di volta in volta un tema e i lettori potranno inviare contributi di ogni genere (poesie, racconti, lettere, foto, articoli, etc…). Per questo numero il tema scelto è ‘Facce’, per il prossimo il tema sarà ‘Ricordi’.

Mandate i vostri contributi a: freelance_carcio@libero.it

In a few words, ESPANDETE, GENTE, ESPANDETE!

Lentiggini al mattino

Un pezzo, ma come, su cosa, per cosa-eccolo. contrito, nervoso, comunicativo, come le facce a cui sto pensando. A cui devo pensare per scriverne un pezzo. Facce è il pezzo.
Immagino la voce di un doppiatore mentre scrivo,e diamine è per questo che mi paiono sempre grandi manbasse i miei puntodoc.
Le facce,mie, degli altri, nostre, loro. Fare delle facce, avere una faccia di bronzo,la faccia come volto, come espressione, come emoticon, addirittura, la faccia dalla medaglia – più realisticamente quella della moneta.
Faccia, identità, maschera dicono alcuni, per Nietzsche o per Pirandello, facce come ceffi, belli o brutti guardali e poi sai, dicono altri, forse gli stessi -mi inceppo mentre mi figuro degli insiemi nell’intersecarsi: altri e stessi, e tutto è relativo.
Facce, dal cappuccio di una felpa; dietro un vetro, quello di casa, il parabrezza della macchina o le lenti di un occhiale. La punteggiatura è vera solo per me, e per come la legge il mio doppiatore.
La parentesi graffa sulla tastiera che ricorda un profilo maschile, e quella quadra un’ orecchio d’arte africana.
Le facce dei lego, sempre le più belle. Quelle degli animali, sempre le più sincere, eppure imperscrutabili.
Faccie, che fa se ce la i.

Law.zee

MIllion Faces

La vita non mi aveva regalato molto,i miei mi avevano cacciato di casa quando avevano capito che non avrei mai portato avanti l’azienda di mio padre.
Ero scappato da Milano ed ero andato a stare da amici a Roma.
Sapevo che mi sarei dovuto dare da fare; cosi’ quel pomeriggio andai alla ricerca di qualche lavoricchio per poter pagare l’affitto e mettere qualcosa sotto i denti.
Faceva molto caldo e il traffico non aiutava certo a migliorare le cose.
Giorni prima avevo letto di un ristorante non lontano da casa che cercava un aiuto cuoco: decisi di affacciarmi.

Il l4 stracarico di persone mi passa veloce davanti.
Arriva il 37.
Salgo, timbro il biglietto e mi metto a sedere.
Davanti a me una coppia di tossici. Lei ha nella mano una lattina di birra tutta tremolante e fa fatica a mantenere gli occhi aperti. Lui la bacia come se avesse qualcosa da farsi perdonare.
Mi alzo e vado più avanti, intanto accendo l’iPod.
Supero due arabi baffuti e carichi di buste e mi fermo alle spalle dell’autista.
La prossima è la mia.
Million Faces, grida Nutini nelle cuffie.
Scendo e attraverso la strada; completamente assorbito nei miei pensieri sbatto con la spalla contro una ragazzina, ma tiro avanti senza girarmi.
Il ristorante è dietro l’angolo e ripasso la parte prima d’entrare.
Ok, si va in scena.
Appena entrato mi viene incontro un signore dall’aria serafica, un po’ consumato dagli anni,che mi dice: “quanti ne siete?”
Rimango un attimo interdetto e poi gli spiego che sono interessato al posto di aiuto cuoco.
“Un’ attimo, le chiamo la padrona del locale”-risponde l’uomo, mentre scompare dietro la porta della cucina.

Di li’ a poco venne fuori una donnina con un sorriso incantevole che mi mise subito alla prova.
La sera stessa avevo un bellissimo cappellone bianco e una gran voglia di avere ancora quel sorriso addosso.

Free.zee

Facce

Facce. Questa è l’alba di un giorno nuovo. Appena apro gli occhi, davanti a me vedo facce diverse,facce tristi sguardi distratti qualcuna allegra ma nessuna e’la mia faccia per oggi. Le guardo attentamente,come se volessi studiarle e farle mie. Alcune insospettite mi guardano imbarazzate altre mi odiano. Dicono molto più di quanto possano dire con le parole. Ogni ruga sul viso è un percorso della nostra vita. Una rigoletto dove lasciamo un segno di quanto abbiamo riso o pianto, guardato e pensato, gridato o sussurrato. Pensiamo di poterle nascondere, cancellarle, ma quando sei solo in una serata dove non avevi abbastanza soldi x lasciarle dietro urlano contro lo specchio della mente.

Solla.zee