Riceviamo da Stefano Comparelli:
Il periodico “Il Territorio” Continua a sostenere la causa relativa agli inceneritori, ma ci vediamo costretti ad osservare come tutto ciò venga fatto in maniera speciosa con un informazione generica e priva di riscontri. Non è corretto schierarsi su tematiche così delicate non solo facendo vera e propria opera di disinformazione ma cercando di screditare gli oppositori. In un articolo Gennaro Luciano inventa una artificiosa differenziazione tra il termine “Inceneritore” e “Termovalorizzatore”, una diversità a sua detta non solo terminologica ma relativa al loro funzionamento imputando a “FARE VERDE” di non aver compreso la sottile differenza che esiste tra i due concetti, prosegue informandoci che “il nuovo Piano Regionale Rifiuti prevede l’installazione di Termovalorizzatori e non di Inceneritori ……. tecnologie nettamente differenti con impatti ambientali difficilmente paragonabili…… Bisogna distinguere per non cadere nella retorica dei “NO Ideologici (come il nostro) ma soprattutto non creare facili allarmismi con la cattiva informazione”. A proposito di cattiva informazione diciamo subito che il termine “Termovalorizzatori” non esiste ed è solo una invenzione del “Marketing ambientale” infatti la parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento. Nessuno vuole un inceneritore. L’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori, pensò di chiamarli termoutilizzatori, affinchè si pensasse fossero una cosa diversa. In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di Termoinnovatore ed infine quello più tranquillizzante di Termovalorizzatore. Da tenere presente che il vocabolo Termovalorizzatore non esiste in nessun altra lingua e viene usato soltanto dai promotori degli inceneritori ; nella normativa italiana e in quella europea esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento. Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE)Anche se si tratta di un inceneritore a recupero energetico, non è classificabile come impianto di recupero, bensì come impianto di smaltimento: la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze C-228/00 e C-458/00 del febbraio 2003 ha stabilito questa classificazione in quanto la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore). Una centrale elettrica è un impianto il cui scopo è produrre energia elettrica. L’avanzamento tecnologico gli permette oggi di produrre anche energia termica recuperando parte del calore all’interno del processo di produzione di elettricità. In tal modo l’efficienza dell’impianto migliora (arriva anche al 65%) e si hanno meno emissioni gassose. Si parla in questo caso di produzione di energia termica ed elettrica con un alto rendimento (cogenerazione).Un inceneritore a recupero energetico è invece un impianto il cui scopo è smaltire i rifiuti bruciandoli in maniera da comprimerne la massa totale. Si chiama a recupero energetico perché adesso, dato che l’UE impone di applicare le migliori tecnologie possibili se si costruiscono inceneritori, questi devono possedere anche un circuito di recupero dell’energia persa nella combustione dei rifiuti. Questo recupero energetico si traduce in produzione di energia elettrica e termica. Ma gli inceneritori hanno rendimenti bassissimi, praticamente sempre al di sotto del 20%, ancora più scadente delle vecchie centrali elettriche (33-35%); mentre uno dei presupposti per parlare di cogenerazione è appunto un alto rendimento. In base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, l’inceneritore è un tipo di impianto da prendere in considerazione soltanto dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti; infatti, soltanto dopo aver ben identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto di smaltimento per questo residuo. Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente soltanto se la raccolta differenziata non supera il 40% e se brucia più rifiuti possibile, è così perfettamente comprensibile la non compatibilità con la gestione dei rifiuti integrata secondo le norme europee. Anche i dati di fatto dimostrano che dove sorge un inceneritore la RD è ferma al 30-40% . E qua ben si inserisce la parte dedicata alla posizione del Sindaco di Cupello che mischia artificiosamente, mettendo sullo stesso piano, impianti fotovoltaici e di compostaggio con inceneritori e discariche unendo tutto insieme nel concetto di “fonti energetiche rinnovabili” di cui Cupello risulterebbe il polo di sperimentazione e divulgazione. Ci piacerebbe sapere dove il sindaco ha avuto la notizia che un impianto di incenerimento sia annoverabile tra le fonti di energia rinnovabili. Queste affermazioni trovano però adeguato supporto da parte dell’ignoto articolista che continua a candidare Cupello come Città esperta di Rifiuti che non ha paura di prendersene anche altri non suoi perché “ …….è abituata a trattarli , sa farne un valore aggiunto”. Questa massiccia propaganda messa in atto da “Il Territorio” proprio perché fondata su una quasi totale disinformazione non rende un buon servizio neanche a coloro che intenderebbe così sostenere. Ci auguriamo che per le prossime uscite, voglia finalmente dedicare un articolo su la Riduzione degli Imballaggi e la Raccolta Differenziata visto che se attuata coscienziosamente vanificherebbe anche questa “querelle” inutile e dannosa, così come è l’incenerimento dei rifiuti….. inutile e dannoso.
FARE VERDE Vasto
Stefano COMPARELLI
