Riceviamo da Giovanni Aquilino.
Ci abbiamo messo tempo, ma ormai anche noi che non sappiamo di economia abbiamo capito la grande trovata del governo Berlusconi. L’Alitalia viene divisa in due: tutte le passività vanno allo Stato, cioè a noi cittadini, contribuenti, viaggiatori, tutto l’attivo ai privati, agli imprenditori, ai nuovi padroni. Loro che hanno fatto una bandiera del mercato, la tradiscono per la bandiera nazionale da agitare strumentalmente in campagna elettorale al fine di interdire Prodi. Non andava bene la vendita ad Air France che prendeva tutto, il buono e il cattivo, produceva meno esuberi, assicurava alla compagnia un futuro di successo intercontinentale? Nelle ultimative e disperate trattative in corso, i sindacati, responsabili anch’essi del fallimento di Alitalia e di quella trattativa, difendono giustamente i lavoratori, ma chi difende i piccoli azionisti? Sono trentamila, ci dicono. Non sono dei criminali, ma dei modesti risparmiatori. In tutta questa logica perversa, aggravata da conflitti di interessi giganteschi di acquirenti insieme creditori e debitori nei confronti della compagnia, non si capisce perché i piccoli azionisti che hanno dato e non avuto sono considerati la parte cattiva dell’azienda e debbono pagare per tutti. Mentre i grandi manager responsabili di queste rovine possono godersi le loro retribuzioni miliardarie.
Giovanni Aquilino
