Riceviamo da Massimo Desiati.
L’Abruzzo al voto
E giunge il tempo della campagna elettorale. Oramai chiare le formazioni in campo, parte la ricerca del voto. In Abruzzo, anche a causa dello scarso numero di abitanti, le elezioni regionali hanno la fisionomia, e quindi assomigliano moltissimo, a delle grandi elezioni comunali. Tantissimi i candidati sparsi sul territorio e tutti alla ricerca di un consenso personale più che della condivisione popolare di un progetto, di un programma, di una prospettiva comune. Quanti gli elettori che, per il tramite dei candidati stessi, avranno modo di sapere ciò che intenderà fare chi si propone come Consigliere regionale, una volta acquisito il consenso? L’elettore è stimolato al voto per amicizia, parentela, simpatia e ben poco rimane per una condivisione progettuale, anche al di là delle tradizionali formazioni politiche di riferimento rappresentate dai partiti o dalle coalizioni. Eppure la Regione non è un condominio, una circoscrizione o un piccolo ente locale (semmai questo fatto potesse rappresentare una giustificazione); la Regione è una istituzione legislativa, fa le leggi e non asfalta strade. Il voto acquisisce il significato di scelta “politica”, anche se di politica amministrativa circoscritta ad un territorio limitato. Moltissimi dei poteri di governo della Regione sono quelli che, fino a ieri, gestiva lo Stato; mica briciole e scelte minimali. Ed invece, in Abruzzo, le elezioni regionali acquisiscono il valore di una competizione di quartiere, laddove il voto è espressione di simpatia quasi umorale nei confronti di questo o quel candidato. Un rapporto, bene che va, clientelare, protezionistico, familiare. La scelta dello slogan accattivante, del sorriso rassicurante, della battuta comiziale ruffiana sono i “nobili” elementi di una comunicazione da mettere a frutto al di là della sostanza politica di chi si propone. E poi la maldicenza, se non l’ingiuria, la denigrazione nei confronti dell’avversario, il vanto nell’aver amici potenti, capaci di assicurare successivi ruoli di preminenza una volta eletti.
L’elettorato è avviluppato da questo tipo di rapporto con i candidati e si educa, come fosse cosa normale, a gestire questo momento elettorale con superficialità e pressappochismo, salvo poi rimanere deluso dalla complessiva produzione politica di chi vincerà.
Parte da questa distorsione del rapporto elettorale la creazione di una classe politica regionale inadeguata a dar risposte ai veri bisogni della popolazione intesa nel suo insieme di amministrati. Ogni candidato, una volta eletto, resta, nella sua autonomia di gestione della cosa pubblica, avulso dai temi di politica amministrativa di ampio respiro e la sua “fantasia progettuale”, se mai ve ne fosse, è spesa a mantenere, per cinque anni, un rapporto personalistico con il proprio elettorato “amico”, in una campagna elettorale perpetua in cui non si coltivano scelte politiche per il territorio bensì clientele per la propria futura rielezione. Ho conosciuto Assessori e Consiglieri regionali che, quotidianamente, passavano la giornata a telefonare, ad uno ad uno, ai propri amici, per assicurarsi del loro stato di salute e di quello dei familiari, per fare considerazioni sul tempo e sulle partite di calcio, giudicando essere quello il modo per mantenere “i contatti con il territorio” e curare così i rapporti col popolo elettore, nell’esercizio delle proprie… funzioni istituzionali.
Di quanti commissari di governo alla Sanità l’Abruzzo avrà bisogno nel futuro? Quante dovranno essere ancora le colpevoli contraddizioni tra sviluppo e ambiente? Come si sosterrà l’economia reale fatta di agricoltura, turismo, artigianato, commercio e quant’altro? Tutto ciò sembra non essere… nell’agenda elettorale dei candidati.
Anche il Novembre elettorale del 2008 sarà caratterizzato, in Abruzzo, da questo metodo di ricerca del consenso e, quando tra un anno, la Regione mostrerà di soffrire dei medesimi mali odierni, chiunque stia amministrando, l’elettorato avrà modo di lamentarsi della inadeguatezza della propria classe politica.
Massimo Desiati
