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Privatizzata l’acqua e nessuno ne parla!

Riceviamo e pubblichiamo.

Privatizzata l’acqua e nessuno ne parla!

Con l’approvazione del D.L. 112/08, la gestione dei servizi idrici verrà sottomessa alle regole di mercato.

Il Parlamento, il 5 Agosto di questo anno, ha votato ed approvato la Legge n. 133: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Questa Legge contiene, all’art. 23 bis, sotto l’enigmatico titolo “Servizi pubblici locali di rilevanza economica“, il principio che permetterà la privatizzazione del servizio idrico pubblico. E’ opportuno sottolineare come il Decreto originario in questione, all’art. 23, trattasse dei contratti di apprendistato e fosse seguito, come è ovvio, dall’art. 24, che regolamentava l’uso della carta nei Ministeri. Ma, nel momento della sua conversione in legge il Parlamento, nella distrazione estiva generale, tra l’art. 23 ed il 24 ha inserito l’art. 23 bis che titola appunto “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”.

Con tale provvedimento si consegna alla logica della privatizzazione anche l’acqua che, così facendo, da bene sociale diventa merce di consumo al prezzo stabilito dai privati, al pari delle acque minerali imbottigliate.

In verità l’acqua è un bene paragonabile all’aria che si respira ed invece la sua privatizzazione permetterà un’attività speculativa. Appare ovvio che l’acqua debba avere un costo minimo per compensare i costi di gestione degli impianti ed anche per evitarne un uso smodato ma la sua gestione non può né deve essere fonte di guadagno per privati bensì generare economia destinata a finanziare la struttura dell’azienda distributrice, la quale deve restare pubblica e non avere scopo di lucro.

In Italia ci si attarda in polemiche di minor profilo in ordine alle attività del Governo nel mentre, nell’assoluto silenzio, inizia un percorso che porta alla privatizzazione dell’acqua pubblica. La gestione dei servizi idrici sarà sottomessa alle regole dell’economia di libero mercato: l’acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce; la proprietà delle reti resterà pubblica, la loro gestione, invece, potrà essere affidata a soggetti privati.

La volontà di privatizzare questo “bene comune”, d’ora in poi, è sancita da una norma nazionale e questo è avvenuto con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD. Sia la maggioranza di governo che l’opposizione, sulla privatizzazione dell’acqua, si sono trovate unite e concordi!

L’immediato effetto di una gestione dei servizi idrici ai privati significherà, verosimilmente, aumenti improvvisi in bolletta e la necessità di dover affrontare gravosi contenziosi. Quel che lascia sconcertati è il modo con cui tale questione è stata risolta: in pochi minuti, da poche persone di palazzo e di potere, senza dibattito parlamentare ed in assenza di alcuna informazione.

L’acqua è un diritto di tutti e sono i Comuni che devono continuare a gestirla.

Massimo Desiati