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Parliamo ancora di petrolio e di Abruzzo

Riceviamo da Nino Di Bucchianico:

Pescara 13 gennaio 2009
Parliamo ancora di petrolio e di Abruzzo

Per quanto riguarda il processo di petrolizzazione della Regione Abruzzo la situazione non è affatto variata, ma è addirittura peggiorata.
Nonostante le dichiarazioni del Premier ed i programmi elettorali di tutte le formazioni politiche in occasione delle ultime elezioni regionali (tutti indistintamente fermamente contrari alla petrolizzazione della nostra regione) è bene ribadire che qualora non intervenissero immediati atti concreti, la situazione non può certo definirsi delle migliori.
I procedimenti amministrativi e concessori, infatti, vanno avanti e l’Abruzzo continua ad essere indicato come Regione Petrolifera dal Piano Triennale dello Sviluppo Economico Nazionale.
Cosa ancora più preoccupante, è stata impugnata la legge regionale che bloccava ogni insediamento petrolifero fino al 31.12.2009. Questo significa che se il nuovo Consiglio Regionale ritira la legge e non regola subito il problema con una nuova legge “ad hoc”, l’Abruzzo si trova a non disporre di nessuno strumento legale o legislativo di fatto in grado di impedire la costruzione del centro petroli. Viene anzi ribadito (e ciò è sia inaudito che inesatto) che la semplice concessione dell’UNMIG non necessiti di ulteriori concessioni locali: questo significa che domani stesso potrebbe essere dato il via alla costruzione dell’impianto.
In ogni sede ed occasione, inoltre, il Ministro dello Sviluppo Economico Scajola ed il Presidente di Assomineraria Claudio Descalzi (Direttore Generale di Eni – Divisione Exploration e Production) ribadiscono la “necessità di una ripresa dell’esplorazione e produzione di idrocarburi in Italia”, soprattutto nella nostra Regione.
Il Governo sta poi preparando una legislazione che, di fatto, toglie a regioni, province e comuni ogni potere di indirizzo e programmazione dei propri territori, poiché, si dice, “l’industria petrolifera vuole processi autorizzativi chiari e rapidi”, cosa che vorrebbe trovare giustificazione nel particolare momento di crisi energetica mondiale.
Peccato però che non venga detto che puntare sul petrolio, nonostante tutto, sia una scelta economica e politica sbagliata: non c’è nessuna ragione che possa in qualche modo definirsi “sostenibile”, né qualsivoglia beneficio per la comunità nel suo insieme, ma solo le ragioni e benefici in favore delle società petrolifere (che per di più sono a carico della stessa collettività).
E’ bene ribadire, infatti, che le attività di ricerca e coltivazione: sono incentivate dallo stato fino al 40%; vengono finanziate da soldi pubblici attraverso la CIP6/92 ,beneficiano di franchigia sulle prime prove e produzioni;comportano il pagamento di royalties fra le più basse al mondo (dal 4 al 7%, solo un paese “beneficia” di royalties addirittura più basse delle nostre; per il resto in tutto il mondo si va mediamente dal 20 al 50%), godono di oneri concessori irrisori,
sono avvantaggiate dal favor legis che viene attuato nei loro confronti (basti pensare al limite di emissione di idrogeno solforato, dannosissimo per la salute, che in Italia risulta essere di circa diecimila volte più alto che in altri paesi).
Secondo le stime di una delle più grandi multinazionali del petrolio, in Italia tutte le riserve di petrolio corrispondono ad una quantità talmente irrisoria che, a livello globale, non è in grado di portare nessun beneficio sul fronte dell’affrancazione delle importazioni di greggio del nostro paese né, tanto meno, sulla riduzione del costo dei carburanti. E’ bene considerare poi che il consumo di petrolio dal 1996 al 2006 è diminuito di ben il 9%.

NON C’È QUINDI NESSUN INTERESSE NAZIONALE CHE SIA RAZIONALMENTE INVOCABILE O NESSUNA LEGGE OBBIETTIVO CHE SIA IN QUESTO SENSO GIUSTIFICABILE.
Appare subito chiaro che l’unico beneficio ed interesse è quello delle società petrolifere con profitti a dismisura a danno delle economie consolidate di agricoltura-turismo-pesca che, trainati dall’immagine di Abruzzo Regione Verde, hanno fatto di questo marchio una garanzia di genuinità, qualità e tipicità del territorio e dei suoi prodotti.
Il diritto di vivere in un territorio adatto a garantire la salute, la sicurezza ed il benessere di ciascuno viene ribadito anche dalla Chiesa: sono da ammirare la parole dell’Arcivescovo Bruno Forte in merito al progetto definito Centro Oli: “Alla luce di una rigorosa analisi della questione si ritiene che l’intervento, per i sacrifici che comporta su un territorio ad alta vocazione agricolo-turistica-ambientale, non debba essere perseguito.
Tutelare l’ambiente è dovere morale di tutti e atto di giustizia e di amore verso le generazioni presenti e future”.
Dei danni sulla salute non è neanche più necessario parlare data la molteplicità di studi e testimonianze che palesemente dimostrano la pericolosità di questi impianti.
SI CHIEDE, ANCORA UNA VOLTA, CHE LA POLITICA E IL NUOVO GOVERNO REGIONALE NON SUBISCANO PIÙ QUESTO PROCESSO, MA CHE, APPUNTO, LO “GOVERNINO”.
E’ una partita che richiede onestà, lungimiranza ed intelligenza.
Occorre rispettare il volere dei cittadini che non vogliono ciò ed occorre tener presente che senza il volere della popolazione non si decide niente: riterremmo una sconfitta riportare questa partita di nuovo nelle piazze.
Non si può ignorare il problema quando oltre il 35% del territorio abruzzese è interessato da attività petrolifere presenti e future, quando davanti le nostre coste (da Martinsicuro a Vasto) stanno per insediarsi diverse piattaforme (mentre il nostro mare l’Adriatico fornisce la metà del pescato nazionale).
Non si può ignorare che la maggioranza della popolazione, secondo un sondaggio di un gruppo politico, è contraria (oltre il 70%) alla realizzazione di siffatti impianti.
Non si può ignorare il richiamo degli operatori economici, dei comitati, di oltre 50 comuni abruzzesi e della Chiesa che, nel mese di novembre e dicembre, hanno promosso un movimento di opinione contro l’Abruzzo petrolifero chiedendo alla classe politica abruzzese di prendere una posizione netta e di agire per il bene della nostra Terra.
Il tempo delle chiacchiere è finito, la campagna elettorale è terminata.
OCCORRE ARRIVARE AL BLOCCO DELLA RAFFINERIA DELL’ENI ED AL BLOCCO DELL’INVASIONE DI POZZI E TRIVELLE – SIA SULLA COSTA SIA SULLA TERRAFERMA.
E’ tempo di atti concreti!

Nino Di Bucchianico
Abruzzo Rinnovabile – Comitato Natura Verde
348 3901614.
Via T. Bruni , Francavilla al Mare