Riceviamo dall’ass. IMPRONTE:
Associazione di cultura politica IMPRONTERICERCA ED ESTRAZIONE DEL PETROLIO SU TERRAFERMA.
SITUAZIONE “NERA” E INGARBUGLIATAA Londra venerdì scorso l’ENI ha presentato il piano industriale 2009-2012 ed il preconsuntivo 2008 da cui è emerso un utile di 10 miliardi di euro. Di questi, 2 andranno allo Stato che è azionista di ENI. Andranno allo Stato anche 400 milioni di Euro di Robin Tax, per un totale di 2.400.000 euro.
Alla luce di questa notizia resta tutto da spiegare come, in base al disegno di legge 1195 che per le istanze di ricerca del petrolio toglie la V.I.A. alle Regioni per affidarla al Ministero dello Sviluppo Economico, l’Amministrazione dello Stato possa essere al contempo controllore e controllato. Insomma, un conflitto di interessi in piena regola che basterebbe da solo a sconsigliare l’approvazione della nuova norma.Tornando alle vicende di casa nostra, per quanto riguarda le istanze per le quali risulta non perfezionata l’intesa con la Regione, è molto probabile –anzi, quasi certo- che i procedimenti amministrativi giungeranno a conclusione nel volgere di massimo due anni.
La nostra previsione di fonda su diversi ordini di motivi.La situazione è in stand-by. Tornerà a rianimarsi -temiamo in peggio- dopo il 13 marzo 2009, termine entro cui il Presidente della Regione si è impegnato a presentare un disegno di legge, previo confronto con il Ministro Fitto, che dovrebbe superare l’attuale conflitto Stato-Regione e bloccare fino al 31.12.2009 ogni insediamento petrolifero in Abruzzo.
Prendendo atto di questa situazione abbastanza anomala, il 15 gennaio scorso le compagnie petrolifere, all’unisono, hanno avanzato richiesta di sospensione del procedimento per le istanze di ricerca CIPRESSI, VILLA CARBONE, VILLA MAZZAROSA e per l’istanza di coltivazione COLLE SAN GIOVANNI.Chiedere una sospensione non significa affatto ritirarsi ma, al contrario, starsene seduti sulle sponde del fiume in attesa che passi il corpo del nemico. L’effetto della sospensione del procedimento, infatti, è semplicemente quello di “congelare” la situazione fino alla soluzione del nodo giuridico costituito dal conflitto instauratosi tra la Regione e lo Stato. Superata questa fase, le compagnie chiederanno di far ripartire i procedimenti avviati in modo da poter arrivare in fondo (cioè al rilascio del permesso) nell’arco dei prossimi due anni, confidando in altre due circostanze favorevoli concomitanti:
1) l’approvazione del ddl 1195 che, dopo l’esame del Senato, dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva;
2) la risalita del prezzo del petrolio, oggi inchiodato a quota 43 dollari al barile a causa della crisi, che secondo Scaroni avverrà a partire dal 2012, orizzonte temporale ottimale per consentire alla compagnie di sfruttare le risorse petrolifere del “nuovo” Texas.Quanto sopra non significa affatto che potremo dormire sonni tranquilli. Le concessioni su terraferma già accordate potranno essere comunque fatte valere (es.: CIVITAQUANA) mentre i procedimenti amministrativi per la ricerca e la coltivazione di petrolio off-shore continueranno tranquillamente il loro corso sempre che, come auspichiamo, non si corra ai ripari per tempo.
f.to IMPRONTE
