Il blog Vastesi.com propone la sottoscrizione di una lettera aperta indirizzata alle istituzioni locali e nazionali. Invito inoltrato a tutte le associazioni abruzzesi e non.
Per una buona ricostruzione
Sappiamo bene che non è questo il momento delle polemiche, ma il momento del lutto, del dolore e della riflessione. Il terremoto che ha colpito la zona de L’Aquila è una tragedia che tutti gli abruzzesi sentono come propria: è stata colpita la nostra terra, è stata colpita la nostra gente. Tutti gli abruzzesi stanno cercando di dare sollievo, per quanto possibile, a chi ha perso tutto con il terremoto. Non c’è abruzzese, purtroppo, che non sia stato coinvolto, direttamente o indirettamente, dalla tragedia. Vi siamo vicini, coraggio!
Crediamo che una maniera di aiutare la nostra gente, dopo aver fornito loro i primi aiuti, è pensare nel futuro, dargli un futuro. Il miglior futuro possibile, dopo la tragedia.
Quelle macerie sono un colpo al cuore per tutti gli abruzzesi: bisogna ricostruire al più presto, ridare una casa a chi l’ha persa e ridare un lavoro a chi non può più lavorare.
Per questo, crediamo, che nei piani di ricostruzione bisogna tener presente gli innovativi progressi nel campo edilizio degli ultimi anni. Seguire le nuove direttive antisismiche, pensare all’impatto che una costruzione ha sul paesaggio e sul terreno e, soprattutto, basare la ricostruzione nelle reali esigenze dei cittadini e degli imprenditori.
Conosciamo bene la nostra Regione. Sappiamo che è un terriotorio etereogeno e complesso. Il nostro capoluogo, per esempio, non è solo una città storica, che vive di turismo, ma anche un importante centro scientifico (con la sua università e i suoi centri di ricerca) ed economico (con le tante piccole e medie imprese che operano nel territorio e nei più diversi campi: turismo, agricoltura, industria, etc).
La ricostruzione dovrà tener presente tutte le diverse realtà del territorio e investire per garantire uno sviluppo vero, moderno e proficuo. Per far ciò, è necesario inserire la ricostruzione nel più ampio quadro della cosiddetta green economy: più sicurezza, più sviluppo e meno contaminazione.
Pensiamo, per esempio, a edifici e stabilimenti industriali energeticamente indipendenti grazie a pannelli solari e pompe di calore geotermiche. Seguendo l’esempio di altri Paesi, come Stati Uniti o Germania, abbiamo la possibilità di attivare nuovi spazi di mercato, attirando i capitali privati e riducendo i costi energetici. I nuovi mezzi di produzione d’energia daranno lavoro (implantazione e manutenzione), riduranno i costi e non avranno nessun impatto sul turismo naturalistico, base dell’economia della Regione.
Un altro passo che ci sembra importante è l’utilizzo del legno, un materiale più isolante e più inquadrabile nell’ottica del rispetto del paesaggio. La realizzazione di un piano di questo tipo avrebbe anche l’importante effetto di attirare sull’Italia l’attenzione dei ricercatori e delle aziende interessate a esplorare il settore della costruzione eco-compatibile. Così, l’Abruzzo che ricostruiremo, la regione con la più alta percentuale di aree protette in Europa, meriterà, finalmente, l’appellativo di cui gode da tempo: ‘Regione Verde d’Europa’ .
Per questo chiediamo al Governo di usare i fondi per la ricostruzione con criterio, evitare la diffusione a pioggia e investire su un futuro stabile per la nostra Regione.
Non dobbiamo andare troppo lontono per trovare esempi di eco-costruzione. I Paesi nordici sono precursori in questo settore, però abbiamo anche esempi nazionali. Per le olimpiadi invernali del 2006 di Torino, per esempio, sono stati realizzati dei condomini eco-compatibili di 40 unità abitative. “Il costo complessivo medio dell’edificio in bioedilizia rispetto a quello in edilizia tradizionale è risultato superiore di circa il 13%: ciò è dovuto principalmente agli impianti tecnici, che nell’edificio ‘bio’ sono caratterizzati da un extra costo (+60%) rispetto a quelli previsti nell’edificio tradizionale”, leggiamo nella relazione del progetto pubblicata dalla Provincia di Torino. “Il costo delle opere strutturali è risultato superiore del 10%, quello delle opere edili del 2,8%. A fronte di un costo globalmente superiore del 13%, si ottiene un costo di gestione nettamente inferiore rispetto all’edificio tradizionale. Si può quindi ritenere che il maggior investimento potrà essere recuperato in un periodo di tempo ragionevole”, continua il documento.
L’idea da cui partiamo è che la bioedilizia potrebbe essere la soluzione ad alcuni importanti problemi della nostra Regione. Le costruzione ‘bio’ si costruiscono rapidamente, ci permettono di produrre e risparmiare energia e resistono meglio agli eventi sismici.
Il progetto che proponiamo non è la panacea, non darà alla nostra Regione l’indipendenza energetica, ma sarà l’occasione (la migliore possibile) di sviluppo e catapulterà l’Abruzzo nell’economia globale, nella quale saranno sempre più avvantaggiate le zone capaci di liberarsi dal petrolio (il cui prezzo, si calcola, è destinato a salire). In un secondo momento, possiamo pensare all’indipendenza dal petrolio e dal gas, grazie a energia fornita dalle fonti rinnovabili, come piccole centrali a biomasse o eoliche.
Non abbiamo la pretesa di voler risolvere i problemi della nostra Regione, ma crediamo che questa idea possa essere l’input per una buona ricostruzione dell’Abruzzo, oltre che il nostro modesto contributo al benessere della nostra Regione e della nostra Nazione.
