di Adriano Bologna
Erano gli inizi degli anni cinquanta, una ragazza di Carpineto di nobile famiglia, mentre era con sua madre sulle sponde del sinello a lavare la biancheria, vide arrivare un giovane a cavallo proveniente dalla ancor più nobile contrada di Policorvo. I loro sguardi si incontrarono come ad unire due raggi di sole. Della dolce donzella le guance divennero rosa e arrivato vicino il sorriso di lui le trafisse eternamente il cuore.
La mamma, esperta e frettolosa, disse al giovane di allontanarsi perche`la dolce figliuola era già promessa sposa ad Oreste figlio di Don Arturo.
Il giovane cavaliere con il suo cavallo bianco galoppò di gran fretta sul vecchio sentiero che lo riportava a Policorvo. La notte che venne, fu notte di luna piena, come per incanto, come voluto da Venere, fuggita lei di casa, si ritrovarono sulla sponda del Sinello abbracciati, i due fatti in una cosa, ne nacque nettare che piu miele non si puo. Tutta la notte fu amore a non finire e l’alba li scopri ancor legati.
Ma lei che il patto delle due famiglie aveva violato, quando il giovane amante di nuovo si allontanò fu presa da paura e scelse la morte. Lei si calò in un pozzo affogando, dimostrando eterno amore al giovane di Policorvo.
Per secoli dal pozzo continueranno a nascere rose bianche.
