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Riflessioni sulle Terme Romane di via Adriatica

Da Nicola Del Prete, riceviamo.

Avete presente lo splendido parco archeologico di via Adriatica, ai piedi della Chiesa di Sant’Antonio, collegato al Museo Archeologico di Palazzo D’Avalos? Si avvicina la primavera, arrivano i primi curiosi e l’area resta desolatamente impraticabile. All’ingresso delle terme vi è un parapetto in legno rotto. Cartacce e incuria non lasciano spazio a dubbi: le terme sono impraticabili da mesi. Eppure basterebbe poco, davvero poco per renderle fruibili, per farle ammirare a chi ama la storia, l’archeologia. In queste terme, come scrive Giovanni Lattanzi su “InAbruzzo”, c’è un mosaico di raro interesse. “Tacque e dato di piglio al gran tridente le nubi raduno’, sconvolse l’ acque tutte, di tutti i venti l’ ire incito’, la terra di nuvoli coverse, coverse il mar”.

Con questi versi Omero descriveva Nettuno dipingendolo fiero e battagliero, ed e’ proprio cosi che appare, composto di minuscole pietruzze nere su fondo bianco, nel mosaico di Vasto. Poco distante un’ amazzone cavalca un animale di sogno, mezzo drago e mezzo cavallo, e poi ancora tutt’ attorno figure mitologiche e fantastiche, alternate a geometriche volute di nere pietruzze. Sta di fatto che al termine degli scavi eseguiti sotto l’occhio vigile della Soprintendenza archeologica d’Abruzzo, venne alla luce un mosaico risalente alla prima metà’ del II secolo d. C. Con i suoi quasi 130 metri quadri questo eccezionale mosaico rappresenta un unicum nel suo genere, tra i più grandi mai scoperti sino ad oggi. Che peccato vederli oscurati dall’incuria. Chi farà qualcosa per restituirli alla vista dei vastesi e dei turisti?