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Il grande capo

di Adriano Bologna

All’indomani, come onorato ospite Agron seguì il capo dei Mesopotami, arrivati dopo ore di ripidi sentieri a cavallo, sulla montagna di Cassino, potè sedere all’assemblea dei vecchi, della stamma dei Mesopotami che lo accolsero con grande rispetto, visto che in molti conoscevano le sue nobili origini e le sue doti di grande guerriero. Un componente la stamma per salutarlo, disse a lui: “Agron, io una volta cavalcai fino alla nobile terra degli Oski, io ho visto le dolci rive del fiume sinello e i soavi pendii di montenero e montesorbo, dove l’erba nasce quattro volte abbondante per la gioia dei vostri pastori, io vidi la collinetta sulla quale nascerà l’ancor più nobile borgo di Carpineto e la collinetta di Policorvo, quella di Casalanguida e quella della Montagnola, le terre dei vostri pastori, se i tuoi Dei te lo permettono, usa il tuo arco contro i Lucani e fa in modo che i nostri figli potranno crescere qui nella generosa terra del Sannio, in cambio ti guiderò nelle strette gole al di sopra delle sorgenti del Trigno, dove la bestia allatta i suoi cuccioli predestinati alla malvagità. I tuoi Dei che ti hanno, con la morte di tuo figlio, riservato tanto dolore, hanno debito nei tuoi confronti e sono sicuro che le frecce del tuo arco sono adesso ancora più precise e veloci, se tu ci aiuti a sconfiggere i Lucani, tornerai nella terra del sole, nella terra dove giace il tesoro dei tuoi avi, nella terra del fiume dei fiumi, nella terra del Sinello, con la pelle della bestia appesa alla sella del tuo cavallo”.

Agron rispose: “Con gli Etruschi, che vivono a nord del nostro stato, abbiamo un trattato di non aggressione, ma con i Lucani che a sud del mio stato sono anche per noi una minaccia, sono disposto a combattere, il mio tempo però stringe, ed io ho cinque soli che nascono di tempo, quindi nel giro di cinque giorni dovremo attaccare i Lucani, se faremo presto sono disposto a mettere il mio arco al servizio della stamma dei Mesopotani.”